domenica 2 agosto 2026

La Scienza di Leo: perchè ci piace la musica?

Già, perché ? Sono molti i filosofi, gli scienziati e i musicologi, che tentano di rispondere a questa domanda. Francamente me lo sono chiesto anch'io, che ascolto molta musica e nel tempo libero suono un po' la chitarra. E se adesso questa domanda non me la pongo più, è perché credo di aver trovato la risposta. Il problema sembra insormontabile se cerchiamo la risposta in un contesto specifico, ma questa risposta rientra in una dinamica più ampia e generica.

Molti studiosi ritengono che il piacere che proviamo ascoltando la musica derivi dalla contemplazione delle regole dell'armonia e della suddivisione dei tempi, che rievocano le leggi universali dell'arte combinatoria, della matematica e della geometria. Questo può essere vero nel caso in cui si ascolti musica barocca, il "progressive rock", l'heavy metal o la melodia italiana. Non lo è però in linea generale, quando per esempio si ascolta un'improvvisazione, un assolo o un ritmo tribale. Per includere questi ultimi casi si ricorre allora all'idea che la musica sia un eco del nostro metabolismo e delle funzioni vitali, cioè del battito cardiaco, del flusso sanguigno e della respirazione, ma anche qui non ne usciamo, perché se così fosse il battito cardiaco e la respirazione sarebbero in cima alle hit-parade. In realtà, come dicevo, il discorso è molto più ampio, e si ricollega anche al fatto che agli esseri umani piace vedere un bel disegno, la televisione, o bere bibite gassate, che invece gli animali rifuggono come il veleno.

Sostanzialmente, il funzionamento della nostra mente prevede un meccanismo di feed-back, che potremmo chiamare "allarme/sollievo". Quando entriamo in contatto con qualcosa di insolito, allora nel nostro cervello scatta un segnale di "allarme". Quando poi, dopo alcune frazioni di secondo, ci rendiamo conto che questo allarme è immotivato, in quanto non sussiste alcun pericolo, allora ne consegue una retroazione di "sollievo". Questa "azione/retroazione" di "allarme/sollievo" è velocissima, poche frazioni di secondo in tutto, perché il nostro cervello, per motivi di opportunità, elabora le informazioni molto più velocemente di quanto noi stessi siamo consapevoli. La nostra coscienza (e a maggior ragione le valutazioni culturali) è molto più lenta di questo meccanismo di "allarme/sollievo", di conseguenza ci rimane solamente una generica sensazione di "piacere" e di "benessere", che risulta misteriosa e inspiegabile. Però, se riuscissimo a suddividere questa misteriosa sensazione di benessere nei suoi costituenti infinitesimali, di cui non siamo consapevoli, ci accorgeremmo che si tratta del feed-back di "allarme/sollievo".

Il prossimo disegno propone un esempio pratico di questo meccanismo di "allarme/sollievo". Quando ci troviamo di fronte ad uno strapiombo, il nostro cervello entra in uno stato di allarme, perché ipoteticamente potremmo precipitare nel vuoto e sfracellarci. Dopo alcune frazioni di secondo però, il nostro cervello realizza che si tratta semplicemente del davanzale di un balcone e che quindi non c'è alcun pericolo, di conseguenza subentra la fase di sollievo. Questa alternanza di allarme e sollievo è talmente veloce che noi, a livello consapevole, avvertiamo solamente una confusa sensazione di piacere e di benessere dalla quale deriva la misteriosa ammirazione del bel panorama.


Di seguito vediamo un altro esempio pratico di questo meccanismo di allarme/sollievo. Quando ci troviamo di fronte ad una belva feroce, il nostro cervello entra in uno stato di allarme, perché ipoteticamente la belva potrebbe sbranarci. Dopo alcune frazioni di secondo però, il nostro cervello realizza che l'animale si trova in gabbia e che non corriamo alcun pericolo, di conseguenza subentra la fase di sollievo. Questa alternanza di allarme e sollievo è talmente veloce che noi, a livello consapevole, avvertiamo solamente una confusa sensazione di piacere e di benessere che proviamo osservando gli animali allo zoo.


Il meccanismo di "allarme/sollievo" è in grado di spiegare quasi tutte le sensazioni di benessere. Per esempio il piacere che proviamo guidando un'automobile è della stessa natura: viaggiando oltre i 50 km/h il nostro cervello entra continuamente in stato di allarme perché ipoteticamente potremmo sfracellarci. Contemporaneamente però, subentra lo stato di sollievo, in quanto ci troviamo solamente al volante della nostra automobile; gli stati di "allarme/sollievo" sono contemporanei, quindi ne scaturisce una generica e confusa sensazione di piacere che proviamo alla guida della nostra auto. Analogamente possiamo spiegare il piacere che proviamo guardando un film: inizialmente il nostro cervello entra in allarme vedendo la rappresentazione di un mostro come King Kong o Frankenstein. Contemporaneamente però subentra lo stato di sollievo che scaturisce dalla percezione che si tratta di una fiction, quindi ne deriva una generica e confusa sensazione di piacere nel vedere il film. Forse anche il piacere che proviamo nel bere bibite gassate e alcooliche è della stessa natura: inizialmente il nostro cervello entra in allarme perché potrebbe trattarsi di sostanze velenose. Contemporaneamente però ci rendiamo conto che così non è, e quindi subentra la misteriosa sensazione di piacere che proviamo nel bere.

Si noti che quando questo meccanismo è deficitario di una delle due fasi, o dell'allarme o del sollievo, allora lo stato di benessere non subentra. Per esempio, se un disegno è fatto male, il meccanismo è deficitario dello stato iniziale di allarme, e quindi non subentra né il sollievo, né il piacere. Se invece lo strapiombo non ha un davanzale, allora il meccanismo è deficitario dello stato di sollievo.

In conclusione, per la musica vale lo stesso discorso.
Il suono procura uno stato di allarme al nostro cervello, perché ipoteticamente potrebbe trattarsi del ruggito di un animale, di un urlo, o del rombo di un tuono. Dopo poche frazioni di secondo il nostro cervello realizza che non sussiste alcuna minaccia e quindi subentra la fase di sollievo. Anche qui, l'alternanza delle due fasi è talmente veloce, che avvertiamo una confusa e indescrivibile sensazione di piacere ascoltando la musica. Di nuovo, se questo meccanismo è deficitario di una delle due fasi, di allarme o di sollievo, allora il piacere dell'ascolto è precluso. Per esempio, una musica monocorde, che ripete sempre la stessa nota, sarà deficitaria della fase di allarme. Mentre una musica informale e atonale, senza regole sintattiche, né temi ricorrenti, sarà deficitaria della fase di sollievo.

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